Antonio Ravaglioli e la ceramica faentina come biomateriale

Martedì 20 Settembre 2016 - Faenza
Antonio Ravaglioli

Sarà il faentino Antonio Ravaglioli, già dirigente di Ricerca del Consiglio Nazionale delle Ricerche, ISTEC-CNR Faenza oggi associato all’ISM Istituto Struttura della Materia-CNR di Roma, a coordinare la prima edizione del BioMaH (Biomaterials for healthcare)

La scienza è la passione della sua vita e la voglia di divulgarne i progressi quasi una missione. Così Antonio Ravaglioli, studioso dei materiali ceramici per impiego biomedico, già dirigente di ricerca dell’Istec CNR, per anni ha portato in alto il nome di Faenza con l’organizzazione di ben 13 edizioni del seminario internazionale “Ceramiche, cellule, tessuti”, prosegue con immutata decisione e convinzione.

 

Chiusa l’esperienza nella sua città, è stato associato dall’Istituto della Struttura della Materia ISM del CNR di Roma per continuare gli studi innovativi sui “Biomateriali per la Medicina Rigenerativa” portati avanti in quasi tre decenni.

A Ravaglioli è stato così proposto di organizzare il primo Congresso Internazionale che si svolgerà dal 17 al 20 ottobre 2016 al Centro Congressi CNR- Roma sul tema “ Biomaterials for healthcare “(BioMaH) (https://biomah.ism.cnr.it) .

 

Saranno proposte oltre 140 comunicazioni scientifiche da 25 paesi nel mondo con 2 simposi e tre tavole rotonde. Antonio Ravaglioli presiederà il convegno assieme ad altri studiosi di fama mondiale: Feng Huei Lin (Taipei University, Taiwan), Julian R. Jones (Imperial College di Londra), Sergej M. Barinov (Accademia russa della scienza di Mosca) e Giulietta Rau (Ism CNR di Roma).

 

Come si articola questa prima edizione?

“La manifestazione raccoglierà le esperienze scientifiche e tecnologiche di Istituzioni universitarie, di ricerca e industriali, provenienti da tutto il mondo, ispirata alla consequenzialità di tematiche anche suggerite da eventi di attualità nonché dalle esigenze di varie discipline mediche, sempre coinvolgendo la Scienza dei Materiali. Si vuole contribuire a risolvere i numerosi e complessi problemi di molte discipline biomediche che si trovino di fronte a tessuti del corpo umano, duri e soffici, danneggiati e da ricostruire”.

 

Quale evoluzione può offrire questo seminario di studi che ha già ricevuto consensi specie per le numerose specializzazioni mediche che è riuscita a coinvolgere?

“Nei precedenti 13 congressi internazionali abbiamo proposto il “Ceramico” ai vari settori biomedici, indicando materiali che assicuravano biocompatibilità, bioadattabilità e biofunzionalità- specie quando il “design” per una opportuna protesi lo confortava nella sostituzione di parti ossee perdute o danneggiate – rispetto a leghe metalliche e polimeri da tempo utilizzate per tali applicazioni cliniche”.

 

Con la sua uscita, l’Istec CNR ha perso una consolidata occasione di confronto scientifico internazionale. Sa un po’ di rivincita la sua chiamata a Roma e quindi l’attenzione maggiore da parte della comunità scientifica italiana.

“E’ un riconoscimento che dà continuità al lavoro portato avanti. Sono orgoglioso anche per il gruppo interdisciplinare di studiosi costituitosi allo scopo di affrontare problemi di notevole attualità”.

 

Quali compiti e ruoli?

“Il gruppo dovrà essere in grado non solo di controllare e riprogrammare un materiale adatto dal punto di vista chimico-fisico, biomeccanico, ma anche di adeguarlo alle esigenze dei vari tessuti, alle cellule e ai geni che li compongono per i benefici che possono apportare, nella loro capillare attività ,nel ricostruirli e/o risanarli, facendo ovviamente ricorso alla Bioingegneria quando e se necessario. Ecco, quindi, la necessaria trasformazione della manifestazione scientifica internazionale che, partendo da precedenti “Ceramics, Cells and Tissues” si svilupperà nel BioMaH coinvolgendo i Biomateriali in genere, a confronto. Il gruppo interdisciplinare sarà garante delle future edizioni. Assicurerà non solo la partecipazione di studiosi di Scienza dei Materiali, ma anche delle numerose discipline mediche che possono esser coinvolte”.

 

L’esperienza faentina è dunque la base del lavoro di oggi?

“Ovviamente è risultata determinante e fondamentale l’attività svolta, nelle precedenti edizioni, all’ISTEC –CNR di Faenza, grazie alle specialistiche conoscenze “at large” dei materiali ceramici per vari impieghi sociali, ma , per continuare a dare più ampi spazi ai Biomateriali verso i settori medici, era necessario far affidamento specialmente a consessi specialistici coinvolti nell’affermazione di altri tipi di materiali, in gran parte già impiegati con alterni successi. Sarà necessario far riferimento non solo a chimica, fisica e biologia, oggi positivamente confortate dalla nanotecnologia, ma anche alla genetica , implicando numerosi chirurghi utilizzatori. Una eccellenza è il gruppo di studio interdisciplinare “Biomaterials for Healthcare” (Biomateriali per la Medicina del Benessere) composto da 20 studiosi di prestigio, operanti nel settore di Scienza dei Materiali e Scienza medica, in stretta collaborazione con le Istituzioni romane e coinvolgendo la presidenza delle Società internazionali dei Biomateriali che patrocinano il Congresso assieme ai membri delle varie Università internazionali e con l’assistenza organizzativa di una agenzia e di una rivista internazionale avanzata”.

 

Quali sono gli obiettivi tangibili che potranno essere raggiunti a breve, considerando i tempi necessariamente lunghi della ricerca e della sperimentazione medica?

“Sicuramente il progetto di un innovativo bisturi ceramico contemporaneamente diagnostico chirurgico che potrà aiutare a distinguere i tessuti sani da quelli malati estirpandone questi ultimi e di una composizione, promossa attraverso studi genetici e di linguaggio bioelettrico in grado di mettere insieme gli elementi necessari in una struttura per ricostruire tessuti danneggiati e/o perduti, rispettando il programma delle cellule che richiedono gli elementi corretti, in qualità e quantità, per svolgere il loro compito”.



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