Agricoltura: 2017 annata secca, salvata da 2,2 milioni di mc di acqua dei bacini di accumulo

Lunedì 11 Dicembre 2017 - Romagna Faentina
L'invaso Renzuno a Casola Valsenio

Questo il dato emerso nel comprensorio del Consorzio di Bonifica della Romagna Occidentale a chiusura della stagione irrigua di quest'anno

Pochi paesaggi possono competere con i versanti collinari e montani della Romagna Occidentale, con le distese di frutteti così ordinati e curati, primo fattore di stabilità delle pendici a beneficio del territorio sottostante. Giustamente se ne va fieri, a maggior ragione se si considera che non sono condizioni naturali particolarmente favorevoli ad averci lasciato in dote tutto questo patrimonio, ma l’azione dell’uomo.

 

Non tutti sanno, ad esempio, che la collina romagnola è drammaticamente carente di riserve d’acqua sotterranee. Le uniche risorse idriche su cui si può contare sono quelle, piuttosto esigue, dei corsi d’acqua naturali, ad andamento torrentizio, quindi con rapida escursione tra portate di piena e portate di magra, queste ultime praticamente una costante nella stagione estiva.

 

Quindi, se dopo l’eccezionale siccità della scorsa estate, troppo in fretta dimenticata dai più, si è riusciti a preservare un sistema produttivo così importante per l’economia locale e la difesa idrogeologica è grazie alla previdenza e alla capacità tecnica di chi ha saputo dotare il territorio di infrastrutture fondamentali. A rivendicare questo ruolo, oltre alla Regione Emilia-Romagna con la sua azione pianificatoria, c’è il Consorzio di bonifica della Romagna Occidentale il cui comprensorio collinare e montano comprende quattro vallate, del Santerno, del Senio, del Lamone e del Marzeno, spingendosi fino al crinale appenninico in territorio toscano.

 

A differenza dal territorio di pianura, nel distretto collinare e montano di propria competenza il Consorzio non è affidatario diretto di un reticolo di opere in gestione. L’impegno dell’ente in campo irriguo è quindi rappresentato dall’attività di progettazione degli interventi previsti tra le misure del Piano di Sviluppo Rurale (PSR) e dell’assistenza tecnica ai consorziati nella progettazione e gestione dei bacini di accumulo e delle reti di loro competenza. La tipologia del bacino di accumulo è l’unica realizzabile in questa porzione di territorio dove non è possibile avere una distribuzione diretta dell’acqua del CER, se non a costi d’esercizio elevatissimi per il consumo energetico che si renderebbe necessario per vincere la differenza di quota altimetrica tra fonte di approvvigionamento e area servita. Nel corso del 2017, l’accumulo effettuato nei soli bacini per i quali è stata richiesta l’assistenza del Consorzio ha superato i 2,2 milioni di metri cubi.

 

Si sono così potute preservare le produzioni agricole in una zona caratterizzata dalla presenza di colture frutticole di qualità e idroesigenti quali l’actinidia (kiwi), l’albicocco, il susino, la vite, il pesco. Questa considerazione ha spinto l’amministrazione del Consorzio a dare un nuovo impulso all’attività di progettazione di invasi con relative reti distributive, da candidare all’assegnazione del sussidio stanziato nell’ambito del PSR regionale in corso. Gli uffici dell’ente sono quindi attualmente impegnati in 9 progetti irrigui per oltre 9 milioni di euro di lavori che verranno presentati da consorzi di scopo tra aziende agricole nell’ambito della misura del PSR ad essi riservata, che prevede la realizzazione di volumi di accumulo di capacità massima di 250.000 metri cubi, in scadenza al 18 gennaio 2018.

 

Sempre nel campo della gestione delle risorse idriche, non va dimenticato nemmeno il ruolo fondamentale svolto dalle reti acquedottistiche rurali in gestione al Consorzio, a servizio attualmente circa 1.700 utenze sparse, prive di allacciamento diretto alle condotte del servizio idrico integrato. La drammatica siccità di quest’anno ha avuto ripercussioni anche su questi impianti, tanto da rendere necessaria in alcuni casi la fornitura tramite autobotti.

 

In più continua a destare preoccupazione l’impoverimento delle sorgenti. Sulla base dei monitoraggi effettuati dal Consorzio in via sistematica, si stima che passeranno alcuni anni prima che si ricostituiscano le portate originarie delle sorgenti. Ad esempio, a seguito della crisi idrica del 2003, il tempo fu di 4 anni. Determinanti nell’assicurare continuità di approvvigionamento sono stati i recenti interventi di adeguamento degli acquedotti rurali eseguiti dal Consorzio nell’ambito del PSR regionale 2007-2013. Si può, infatti, affermare con buon grado di certezza che, senza tali interventi, almeno 350 utenze sarebbero rimaste prive di approvvigionamento idrico durante l’estate appena trascorsa. E’ facile immaginare quale sarebbe stato l’impatto non solo sul tessuto economico, ma anche sul piano sociale.

 

Dichiara Alberto Asioli, Presidente del Consorzio di bonifica della Romagna Occidentale: «Se posso prendere un impegno è che il Consorzio sarà sempre in prima linea nella difesa del proprio territorio. L’alternativa sarebbe il degrado e l’abbandono, contro i quali la sentinella del Consorzio sarà sempre vigile e operativa».

 



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